NONNA BETTA
Nonna Betta era mia nonna, non aveva fatto neanche le elementari e sapeva appena fare la sua firma, in cucina però aveva delle qualità e una presenza scenica che le davano un’autorevolezza indiscutibile.
La nostra famiglia era molto allargata, nella casa di via del Portico d’Ottavia 21 c’erano quattro stanze: una per i nonni Umberto e Betta, una per lo zio Pucchio, uno dei quindici ebrei romani su duemila sopravvissuti allo sterminio, e zia Esther, una stanza per mio padre e mia madre e una per gli zii Gabriele, Lullo e Angelo. Zio Angelo veniva puntualmente dimenticato e quando tornava a casa per mangiare non sempre trovava qualcosa ma, se arrivava in tempo, mia nonna agitava il piatto avanti e indietro per far sembrare più abbondanti le porzioni.
La casa era piena di vita e di caciara e c’erano sempre discussioni per chi “spicciava”, per chi rimetteva a posto dopo i pasti. Queste discussioni continuarono anche quando i vari zii e le relative famiglie se ne andarono di casa perché il venerdì sera, per celebrare l’arrivo dello Shabbàt, si stava a cena tutti insieme, con tavolate di una ventina di persone in media. Mia madre non aveva voluto lasciare i suoi genitori, abbiamo vissuto con i nonni fino all’ultimo, per questo il fardello del riordino ricadeva su mia madre, che si arrabbiava, perché nonna Betta era forte a cucinare ma era disordinata oltre l’immaginabile.
Un ricordo netto che ho è l’immagine di mia nonna seduta al centro della piccola cucina, il sole che entra dalla finestra alla sua destra, con indosso una parannanza, una cesta di carciofi da una parte e una bacinella dall’altra, che capava* con disinvoltura e metodo quantità incredibili di carciofole (in giudaico-romanesco si chiamano così e nonna Betta parlava così).
Si sentiva un “frr frr” e lo schioccare secco delle foglie più dure che volavano via (poi parleremo di come si prepara il carciofo alla giudìa) e si depositavano tutte intorno a lei sul pavimento, tanto poi ripuliva mia madre, una specie di monumento al valore, un’isola in un mare di foglie che odoravano di verde.