16 gen
Postato da: UP

kasher o kosher?

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vino-kosher-in-Italia

tra le tante domande che mi vengono rivolte da nonna betta forse la piu’ frequente e’ quella sul significato della parola kosher. o kasher. intanto diciamo che la pronuncia ebraica (e italiana) e’ kasher e che la trasformazione in kosher è dovuta alla pronuncia gutturale degli ebrei ashkenaziti. in fuga dal nord est europeo (sappiamo perché…) gli ebrei tedeschi, polacchi, ungheresi, russi si sono trovati a popolare il nord america e da qui, in virtù della loro consistenza numerica e culturale hanno imposto il loro modello, per cui oggi è piu’ facile veder scritto “kosher” che “kasher”.

letteralmente la parola significa “permesso, adatto, idoneo” e comprende tutto ciò che la religione ebraica consente di mangiare e bere. mangiare kasher quindi si riferisce agli ingredienti e non alle ricette che infatti variano da paese a paese e da città a città dove, localmente, gli ebrei hanno sviluppato le loro tradizioni, specialmente quelle gastronomiche, frutto dell’adozione e della contaminazione di ricette locali filtrate attraverso la kasherut.

ecco perché un ebreo del ghetto di roma, o un vero ristorante giudaico-romanesco, ti offre un carciofo alla giudia o gli aliciotti con l’indivia e non il gefilte fish o il hummus.

la presenza di ricette mediorientali da nonna betta, è giusto precisarlo, è dovuta al fatto che il mio socio-chef è egiziano e in virtù di questa attitudine alla contaminazione e allo scambio di cui nonna betta – giudia romana – era il simbolo, mi è sembrato filologicamente corretto introdurle nel menu. per la gioia del palato dei nipotini di nonna betta.

scrivetemi pure se volete saperne di più.

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