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	<title>Nonna Betta</title>
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		<title>siamo nati per soffriggere</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 10:11:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>UP</dc:creator>
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è il sito di un ristorante e lei aveva il senso dell&#8217;ironia. Wisława Szymborska è una grande poetessa polacca &#8211; ieri ci ha lasciato &#8211; e voglio pubblicare qui una sua poesia sperando che possa incuriosire chi non la conosceva e scoprire anche le altre sue bellissime poesie.
La cipolla
La cipolla è un&#8217;altra cosa.
Interiora non ne [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.nonnabetta.it/wp-content/uploads/2012/02/cipolla-300x296.jpg" alt="cipolla" title="cipolla" width="300" height="296" class="alignleft size-medium wp-image-730" /></p>
<p>è il sito di un ristorante e lei aveva il senso dell&#8217;ironia. Wisława Szymborska è una grande poetessa polacca &#8211; ieri ci ha lasciato &#8211; e voglio pubblicare qui una sua poesia sperando che possa incuriosire chi non la conosceva e scoprire anche le altre sue bellissime poesie.</p>
<p>La cipolla</p>
<p>La cipolla è un&#8217;altra cosa.<br />
Interiora non ne ha.<br />
Completamente cipolla<br />
Fino alla cipollità.<br />
Cipolluta di fuori,<br />
cipollosa fino al cuore,<br />
potrebbe guardarsi dentro<br />
senza provare timore.</p>
<p>In noi ignoto e selve<br />
di pelle appena coperti,<br />
interni d&#8217;inferno,<br />
violenta anatomia,<br />
ma nella cipolla – cipolla,<br />
non visceri ritorti.<br />
Lei più e più volte nuda,<br />
fin nel fondo e così via.</p>
<p>Coerente è la cipolla,<br />
riuscita è la cipolla.<br />
Nell&#8217;una ecco sta l&#8217;altra,<br />
nella maggiore la minore,<br />
nella seguente la successiva,<br />
cioè la terza e la quarta.<br />
Una centripeta fuga.<br />
Un&#8217;eco in coro composta.</p>
<p>La cipolla, d&#8217;accordo:<br />
il più bel ventre del mondo.<br />
A propria lode di aureole<br />
da sé si avvolge in tondo.<br />
In noi – grasso, nervi, vene,<br />
muchi e secrezione.<br />
E a noi resta negata<br />
l&#8217;idiozia della perfezione.</p>
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		<title>guido maluccio: cucina etnica ce sarai!</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Jan 2012 12:45:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>UP</dc:creator>
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quand&#8217;ero piccolo c&#8217;erano questo gioco che si faceva un indovinello chiedendo il mestiere o l&#8217;occupazione o la carica &#8211; italiana o francese o spagnola o tedesca o araba o russa o cinese &#8211; e poi si dava la soluzione con i nomi buffi che erano una sorta di nomen omen. trai più famosi il ministro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.nonnabetta.it/wp-content/uploads/2012/01/mix-cibo-etnico-300x200.jpg" alt="mix cibo etnico" title="mix cibo etnico" width="300" height="200" class="alignleft size-medium wp-image-723" /></p>
<p>quand&#8217;ero piccolo c&#8217;erano questo gioco che si faceva un indovinello chiedendo il mestiere o l&#8217;occupazione o la carica &#8211; italiana o francese o spagnola o tedesca o araba o russa o cinese &#8211; e poi si dava la soluzione con i nomi buffi che erano una sorta di nomen omen. trai più famosi il ministro dei trasporti cinese fur-gon-cin, il nuotatore tedesco otto vask e il nostro autista guido maluccio.</p>
<p>questo nome, guido maluccio, mi è tornato in mente per descrivere l&#8217;operato di una guida ai ristoranti di roma che, almeno nel caso dei ristoranti di cucina giudaico-romanesca &#8220;guida&#8221; maluccio.</p>
<p>sulla loro buonafede e serietà nulla da dire ma sulla loro preparazione e la loro consapevolezza nel ruolo che svolgono un appunto ce l&#8217;avrei.</p>
<p>ecco che cosa ho scritto a questi simpatici signori:</p>
<p>come ebreo romano del ghetto e co-proprietario di un ristorante kasher in via del portico d&#8217;ottavia, resto sempre perplesso di fronte agli errori di percezione rispetto all&#8217;ebraismo romano in generale e alla cucina giudaico-romanesca in particolare. specie se chi &#8220;percepisce&#8221; è un esperto competente in materia. </p>
<p>mi riferisco alla cucina giudaico-romanesca vista come esotica, mediorientale, israeliana; percezione che porta, nel migliore dei casi, a considerazioni e definizioni del tipo: &#8220;l&#8217;hummus, il piatto più importante dell&#8217;intera zona&#8230;&#8221;, come mi è capitato di leggere per esempio su &#8220;puntarella rossa&#8221;.</p>
<p>o come leggo su &#8220;roma nel piatto&#8221; che segnalando un ristorante giudaico-romano, accanto alla voce cucina dopo i due punti elenca piatti come shwarma, falafel, kebab, tabulè, hummus, tajine&#8230;</p>
<p>nel peggiore dei casi, si arriva a considerare una pecca nel servizio l&#8217;offerta di un vino prodotto sulle alture del golan fino a vagliare, per poi escluderla, l&#8217;ipotesi del boicottaggio di un prodotto perché politicamente scorretto.</p>
<p>certo il fatto che quattro ristoranti kasher su cinque che si trovano in via del portico d&#8217;ottavia, siano gestiti da persone che di romano non hanno nulla, rafforza questi pregiudizi e i conseguenti errori di percezione.</p>
<p>mi piacerebbe incontrarci per fare una chiacchierata, e raccontare la lunga e ricca storia degli ebrei romani che, dal II secolo a.c. fino al 1555, hanno vissuto liberi di circolare e di comunicare, di prendere e di dare nella loro città. di come, in ghetto, gli ebrei romani continuano a fare, parlare e cucinare nello stesso modo fino al 1870. in che modo, negli oltre 300 anni di chiusura gli ebrei romani hanno mantenuto la loro visione ebraica del mondo romano, filtrata, come nel caso della cucina, dalle regole della kasherut. by the way con il dialetto giudaico-romanesco gli ebrei romani mantengono anche il romanesco che si parlava a roma prima del 1555.</p>
<p>come si sa i veri romani, quelli che possono vantare le famose &#8220;sette generazioni&#8221;, sono gli ebrei romani e pochi altri. sono gli ebrei romani che hanno mantenuto le tradizioni romane specialmente in cucina, per questo mi pare paradossale farsi un&#8217;idea della cucina giudaico-romanesca (e divulgarla) con persone, ovviamente rispettabilissime, di altra nazionalità.</p>
<p>io ho fatto una società con degli egiziani cristiani copti, il mio socio cuoco gamil è molto bravo e mi sembrava un peccato rinunciare a questo sapere e al gusto della contaminazione che da sempre, anche da quando non si chiamava ancora contaminazione culturale, è nella natura degli ebrei in tutte le parti del mondo in cui hanno vissuto e vivono. ed è per questo che, nel menu di nonna betta, il medioriente ha sì un suo spazio dedicato ma distinto dai piatti giudaico-romaneschi.</p>
<p>mi scusi la lungaggine e il disturbo ma la mia è una fissazione, anche da nonna betta il mio lavoro consiste soprattutto nel cercare di rendere più accessibili le informazioni sul mondo ebraico e su quello giudaico-romanesco e kasher in particolare, nel mettermi a disposizione e rispondere, per quello che posso, alle domande e alle curiosità dei miei ospiti.</p>
<p>perciò, anche se ci perdo, vi prego di togliere nonna betta dai ristoranti etnici di roma: etnico ce sarai.</p>
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		<title>kasher o kosher?</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Jan 2012 15:18:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>UP</dc:creator>
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		<category><![CDATA[carciofo alla giudia]]></category>
		<category><![CDATA[cucina giudaico-romanesca]]></category>
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		<description><![CDATA[
tra le tante domande che mi vengono rivolte da nonna betta forse la piu&#8217; frequente e&#8217; quella sul significato della parola kosher. o kasher. intanto diciamo che la pronuncia ebraica (e italiana) e&#8217; kasher e che la trasformazione in kosher è dovuta alla pronuncia gutturale degli ebrei ashkenaziti. in fuga dal nord est europeo (sappiamo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.nonnabetta.it/wp-content/uploads/2012/01/vino-kosher-in-Italia-300x225.jpg" alt="vino-kosher-in-Italia" title="vino-kosher-in-Italia" width="300" height="225" class="alignleft size-medium wp-image-718" /></p>
<p>tra le tante domande che mi vengono rivolte da nonna betta forse la piu&#8217; frequente e&#8217; quella sul significato della parola kosher. o kasher. intanto diciamo che la pronuncia ebraica (e italiana) e&#8217; kasher e che la trasformazione in kosher è dovuta alla pronuncia gutturale degli ebrei ashkenaziti. in fuga dal nord est europeo (sappiamo perché&#8230;) gli ebrei tedeschi, polacchi, ungheresi, russi si sono trovati a popolare il nord america e da qui, in virtù della loro consistenza numerica e culturale hanno imposto il loro modello, per cui oggi è piu&#8217; facile veder scritto &#8220;kosher&#8221; che &#8220;kasher&#8221;. </p>
<p>letteralmente la parola significa &#8220;permesso, adatto, idoneo&#8221; e comprende tutto ciò che la religione ebraica consente di mangiare e bere. mangiare kasher quindi si riferisce agli ingredienti e non alle ricette che infatti variano da paese a paese e da città a città dove, localmente, gli ebrei hanno sviluppato le loro tradizioni, specialmente quelle gastronomiche, frutto dell&#8217;adozione e della contaminazione di ricette locali filtrate attraverso la kasherut.</p>
<p>ecco perché un ebreo del ghetto di roma, o un vero ristorante giudaico-romanesco, ti offre un carciofo alla giudia o gli aliciotti con l&#8217;indivia e non il gefilte fish o il hummus.</p>
<p>la presenza di ricette mediorientali da nonna betta, è giusto precisarlo, è dovuta al fatto che il mio socio-chef è egiziano e in virtù di questa attitudine alla contaminazione e allo scambio di cui nonna betta &#8211; giudia romana &#8211; era il simbolo, mi è sembrato filologicamente corretto introdurle nel menu. per la gioia del palato dei nipotini di nonna betta. </p>
<p>scrivetemi pure se volete saperne di più.</p>
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		<title>per dio!</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Jan 2012 07:42:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>UP</dc:creator>
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nel ghetto di roma, nei ristoranti ebraici, oltre che di kasher o kosher, di cucina giudaico-romanesca, di carciofi alla giudìa, si discute dei temi che la lettura settimanale della torà suggerisce o dei significati delle varie festività e della loro attualizzazione nella vita di ogni giorno.
For the Greater Glory of God
By Rabbi Marc D. Angel
The [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.nonnabetta.it/wp-content/uploads/2012/01/ego-300x216.jpg" alt="ego" title="ego" width="300" height="216" class="alignleft size-medium wp-image-711" /></p>
<p>nel ghetto di roma, nei ristoranti ebraici, oltre che di kasher o kosher, di cucina giudaico-romanesca, di carciofi alla giudìa, si discute dei temi che la lettura settimanale della torà suggerisce o dei significati delle varie festività e della loro attualizzazione nella vita di ogni giorno.</p>
<p>For the Greater Glory of God</p>
<p>By Rabbi Marc D. Angel<br />
The great 19th-century English writer and art critic, John Ruskin, wrote an impressive work on gothic architecture. In carefully studying the details of classic gothic-style churches, he noticed a phenomenon of the deepest religious significance.<br />
As could be expected, the craftsmen who worked on the churches’ facades demonstrated remarkable skill. They obviously devoted tremendous effort and talent to make the churches’ exteriors as beautiful as possible. Yet, Ruskin noticed that the craftsmen who worked on parts of the church buildings that were not visible to passers-by—high up on the roof, or behind walls, or eventually to be covered by ivy—were equally careful in producing magnificently beautiful designs. Even though these workers knew that no one would ever see their work, they nonetheless maintained the highest possible standard of workmanship. Ruskin was amazed. Why would workers be so diligent in creating art that would never be seen or admired by others?<br />
The answer: these workers were not creating art to impress people. Rather, they were creating art as a sign of devotion to God. They were motivated by the purest love of God, by the desire to serve God with all their ability and all their emotion. They worked with such diligence not to gain accolades from human beings, but from a desire to serve the Lord anonymously and purely.<br />
The greatest religious gestures do not stem from egotism or the desire to impress others: the greatest religious gestures arise when one is able to focus purely on love of God, humbly and quietly, without the slightest expectation of approbation from others.<br />
When religious observance is tainted with egotism, the desire for power, the yearning for recognition—it is deficient. When religious devotion is expressed selflessly and modestly, it can rise to the greatest heights. This is true not only in one’s private religious expression, but also in one’s interpersonal relationships.<br />
This week’s Torah portion gives us a keen insight into the religious greatness of Aaron, the brother of Moses. It offers a model of genuine spirituality and humility.<br />
At the dramatic scene of the burning bush, God appoints Moses to lead the Israelites out of their bondage in Egypt. Moses is reluctant to accept this responsibility and asks God to choose someone else. He claims that he is not articulate enough, perhaps reflecting a more general feeling that he was not up to the task.<br />
God insists that Moses take on this responsibility. He tells Moses that his brother Aaron will be at his side, and will be able to speak on behalf of Moses. God informs Moses that Aaron will come to meet him, &#8220;vera-akha, vesamah belibo&#8221;, and he will see you and rejoice in his heart. These three Hebrew words have tremendous meaning, and tell us much about the greatness of Aaron and why he became the beloved High Priest of the people of Israel.<br />
Aaron was older than Moses. Aaron had been living in Egypt all these years when Moses was living in peace as a shepherd in Midian. Aaron had to deal firsthand with the slavery of his people, and obviously had a much clearer understanding of the situation than did Moses. One might have thought that Aaron was more entitled to have been chosen by God to be leader; he was older, more experienced, and more directly involved with the people of Israel. And yet, God chose Moses!<br />
How would we imagine Aaron&#8217;s reaction upon learning that God had chosen his younger brother, a shepherd in Midian, to be leader of Israel? We might have expected that Aaron would be jealous, angry, insulted, resentful. But God tells Moses: Aaron will see you and rejoice in his heart! Not only was Aaron not upset, but he genuinely rejoiced in Moses&#8217; success. Aaron was not an egotist, he was content with his lot. He was not just superficially courteous to Moses, but he &#8220;rejoiced in his heart&#8221;, sincerely and totally. Aaron had a unique capacity: the capacity to love, to rejoice fully in the success of others without feeling a grain of jealousy or ill-will.<br />
It is not easy for people to rejoice in the success of others. People think: I should have received that honor, I am more deserving, I am more qualified. It is not easy for people to rise above egotism, jealousy, resentfulness. To do this requires tremendous self-confidence, spiritual poise, serenity&#8211;and love. It requires the ability to transcend one&#8217;s own ego, and celebrate in the virtues and successes of others. Aaron had these virtues.<br />
The artwork of anonymous craftsmen of the gothic churches demonstrates love of God without ulterior motives. Aaron’s piety shows the way to a religious life that fosters love and inner harmony in our interpersonal relationships. Purity in our religious devotion to God must be accompanied by purity in the way we conduct our lives. Our thoughts and deeds must be directed to the greater glory of God&#8211;in purity, humility, selflessness and love.</p>
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		<title>gorgelous</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Jan 2012 16:52:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>UP</dc:creator>
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ieri la mia amica patrizia boglione è tornata a trovarmi con un suo amico. patrizia è una persona notevole sotto molti punti di vista. è una grande professionista della comunicazione e appassionata di cibo e il suo blog &#8220;gorgelous&#8221; è un punto di riferimento per contenuti ed eleganza. ieri, mentre parlavamo anche con alessandro che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.nonnabetta.it/wp-content/uploads/2012/01/gorgelous-300x134.jpg" alt="gorgelous" title="gorgelous" width="300" height="134" class="alignleft size-medium wp-image-699" /></p>
<p>ieri la mia amica patrizia boglione è tornata a trovarmi con un suo amico. patrizia è una persona notevole sotto molti punti di vista. è una grande professionista della comunicazione e appassionata di cibo e il suo blog &#8220;<a href="http://www.gorgelous.com/">gorgelous</a>&#8221; è un punto di riferimento per contenuti ed eleganza. ieri, mentre parlavamo anche con alessandro che è storico dell&#8217;arte di cose profonde ebraico-esitenziali-emozionali, in un fiotto di sincerità ci siamo detti cose che si confessano solo agli amici più intimi. alla fine patrizia ha fatto un&#8217;intervista impossibile a nonna betta per bocca mia invitandomi a immaginare le risposte che avrebbe dato mia nonna. la cosa mi ha provocato una serie di ricordi e una certa nostalgia di quando ero un ragazzino, di quando vivevamo tutti insieme nella stessa casa, di quando mi portava al cinema. ecco l&#8217;intervista </p>
<p>Chi è: Vivanti Bettina, classe 1909. A lei è dedicato il ristorante Nonna Betta, al Portico d’Ottavia a Roma.</p>
<p>• Gorgelous Project<br />
Immaginare un ristorante al ghetto che si chiamasse come me.</p>
<p>• Gorgelous Place<br />
Più vicino al teatro Marcello.</p>
<p>• Gorgelous Art (libro/brano musicale)<br />
Pur’io rider io si o’matto ‘un fuss’o mio (commedia in giudaico-romanesco)</p>
<p>• Gorgelous Person/incontro<br />
C’era stato un fatto di sangue nel ghetto e vennero i giornalisti. Il giornale più famoso a quel tempo era Paese Sera. Un giornalista mi chiese se potevo raccontargli cosa era successo, dicendo: noi siamo del Paese. E io: e di che paese siete?</p>
<p>• Gorgelous Taste<br />
Non mi piace il melone.</p>
<p>• Gorgelous memory<br />
Racconti del tempo di guerra. Quando ci fu la retata del 16 ottobre, uscìì con tre ragazzini per andare a nasconderci e non ci hanno mai fermati. Il maschio con un occhio gonfio, la ragazzina con i piedi fasciati, sembravamo quasi dei barboni.</p>
<p>• Gorgelous Moment<br />
Quando hanno girato la scena di un Americano a Roma con Sordi, quando Nando Moriconi entra nel portone casa mia armato delle sue mani, come fossero due pistole.</p>
<p>• Gorgelous Dream<br />
Andare in Israele.</p>
<p>• This is gorgelous!<br />
Un ristorante al ghetto col mio nome. Poi l’ha fatto mio nipote Umberto.</p>
<p>• Very personal<br />
Mi scandalizzavo degli usi dei giovani. La prima volta che uscii con nonno Umberto a 14 anni, dissi: io so’ tornata a casa che non ero più ragazza.</p>
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		<title>contento di passare alla cassa</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Dec 2011 09:37:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>UP</dc:creator>
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mi è sempre piaciuto ospitare. a casa mia ho sempre fatto e continuo a fare inviti che mettono in difficoltà mia moglie e in questo devo aver preso da mio padre che, ancora oggi, prepara manicaretti e li distribuisce agli amici e conoscenti che abitano nel quartiere. la gratificazione sta nei sorrisi, nei complimenti e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.nonnabetta.it/wp-content/uploads/2011/12/Zio-Paperone-221x300.jpg" alt="Zio Paperone" title="Zio Paperone" width="221" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-694" /></p>
<p>mi è sempre piaciuto ospitare. a casa mia ho sempre fatto e continuo a fare inviti che mettono in difficoltà mia moglie e in questo devo aver preso da mio padre che, ancora oggi, prepara manicaretti e li distribuisce agli amici e conoscenti che abitano nel quartiere. la gratificazione sta nei sorrisi, nei complimenti e nei ringraziamenti che si ricevono. </p>
<p>quando si gestisce un ristorante, naturalmente, i rapporti cambiano. l&#8217;ospite è un ospite pagante e non potrebbe essere diversamente. io ancora non mi sono abituato a questo e prendere dei soldi per offrire cose buone da mangiare mi mette sempre un pochino in imbarazzo. un problema mio, evidentemente.</p>
<p>ecco perché mi ha fatto particolarmente piacere un signore che è venuto alla cassa al momento del conto e mi ha detto &#8220;ho mangiato proprio bene e sono contento di pagare&#8221;.</p>
<p>nel ghetto di roma, nei ristoranti ebraici, oltre che di kasher o kosher, di cucina giudaico-romanesca, di carciofi alla giudìa, si discute dei temi che la lettura settimanale della torà suggerisce o dei significati delle varie festività e della loro attualizzazione nella vita di ogni giorno. o si raccontano le cose singolari che accadono da nonna betta</p>
]]></content:encoded>
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		<title>il ghetto di roma</title>
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		<pubDate>Sun, 25 Dec 2011 20:08:41 +0000</pubDate>
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nel ghetto di roma, nei ristoranti ebraici, oltre che di kasher o kosher, di cucina giudaico-romanesca, di carciofi alla giudìa, si discute dei temi che la lettura settimanale della torà suggerisce o dei significati delle varie festività e della loro attualizzazione nella vita di ogni giorno.
&#8220;poiché è assurdo e sconveniente al massimo grado che gli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.nonnabetta.it/wp-content/uploads/2011/12/bolla-papale.jpg" alt="bolla papale" title="bolla papale" width="214" height="300" class="alignleft size-full wp-image-668" /></p>
<p>nel ghetto di roma, nei ristoranti ebraici, oltre che di kasher o kosher, di cucina giudaico-romanesca, di carciofi alla giudìa, si discute dei temi che la lettura settimanale della torà suggerisce o dei significati delle varie festività e della loro attualizzazione nella vita di ogni giorno.</p>
<p>&#8220;poiché è assurdo e sconveniente al massimo grado che gli ebrei, che per loro colpa sono stati condannati da Dio alla schiavitù eterna, possano, con la scusa di essere protetti dall&#8217;amore cristiano e tollerati nella loro coabitazione in mezzo a noi, mostrare tale ingratitudine verso i cristiani ad oltraggiarli per la loro misericordia e da pretendere dominio invece di sottomissione: e poiché abbiamo appreso che, a roma ed in altre località sottoposte alla sacra romana chiesa, la loro sfrontatezza è giunta a tanto che essi si azzardano non solo di vivere in mezzo ai cristiani, ma anche nelle vicinanze delle chiese senza alcuna distinzione di abito, e che anzi prendono in affitto delle case nelle vie e nelle piazze principali, acquistano e posseggono immobili, assumono donne di casa, balie ed altra servitù cristiana, e commettono altri e numerosi misfatti a vergogna e disprezzo del nome cristiano, ci siamo veduti costretti a prendere i seguenti provvedimenti [...]&#8220;.</p>
<p>forse non tutti sanno che il ghetto sul tevere &#8211; prima di diventare il posto ideale per mangiare la cucina giudaico-romanesca kosher &#8211; venne edificato nel 1555 per volere di papa paolo IV carafa con la bolla &#8220;cum nimis absurdum&#8221;. l&#8217;intento, probabilmente, era di arginare gli effetti della migrazione degli ebrei scacciati dal regno di sicilia e poi dal regno di napoli e si riversarono a roma (nella foto l’originale dell’editto d’espulsione dal regno di spagna con cui nel 1492 furono espulsi da 150.000 a 200.000 ebrei).<br />
quel papa riteneva che fosse assurda la mescolanza di ebrei e cristiani, perciò decise di rinchiudere gli ebrei di roma nei tre ettari di fronte all&#8217;isola tiberina. dai portoni del ghetto si poteva uscire all&#8217;alba ma si doveva rientrare prima del tramonto se no, erano bastonate. per evitare di confondersi gli ebrei dovevano portare un segno distintivo (i nazisti con la stella gialla recuperano uno dei segni imposti dal papato) che in ebraico si chiama &#8220;simàn&#8221; e che in giudaico romanesco diventa &#8220;sciamanno&#8221;. per le donne ebree lo sciamanno, in un determinato periodo, era costituito da un grosso foulard arancione (quello delle prostitute era dello stesso colore, per intenderci&#8230;) e veniva indossato, ovviamente, di mala voglia e in modo palesemente disordinato per dimostrare questo rifiuto. ecco perchè indossare lo sciamanno in modo trasandato ha dato origine al termine giudaico-romanesco &#8220;sciamannato&#8221; che poi è entrato a far parte della lingua italiana.</p>
<p>i provvedimenti imposti dalla &#8220;cum nimis absurdum&#8221; stabilivano in particolare che da allora in poi gli ebrei avrebbero dovuto:<br />
abitare in una strada (o all&#8217;occorrenza in più strade) separata dalle case dei cristiani e munita di un portone di chiusura;<br />
che in ogni ghetto non potesse esistere più di una sinagoga;<br />
che gli ebrei dovessero vendere tutti gli immobili posseduti fino ad allora, ai cristiani.<br />
veniva inoltre imposto il rigoroso rispetto del segno distintivo per uomini e donne, e il divieto di avere servitù cristiana e rapporti con i cristiani.<br />
altre gravi restrizioni riguardavano i mestieri consentiti (riciclo e vendita di abiti usati) e l&#8217;interesse che si poteva percepire per il prestito.</p>
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		<title>Hanukkah and Religious Freedom</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Dec 2011 10:15:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>UP</dc:creator>
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nel ghetto di roma, nei ristoranti ebraici, oltre che di kasher o kosher, di cucina giudaico-romanesca, di carciofi alla giudìa, si discute dei temi che la lettura settimanale della torà suggerisce o dei significati delle varie festività e della loro attualizzazione nella vita di ogni giorno. stasera è iniziata la festa chanukkà.
By Rabbi Marc D. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.nonnabetta.it/wp-content/uploads/2011/12/12896408_sulla-tolleranza-di-voltaire-2-300x198.jpg" alt="12896408_sulla-tolleranza-di-voltaire-2" title="12896408_sulla-tolleranza-di-voltaire-2" width="300" height="198" class="alignleft size-medium wp-image-656" /></p>
<p>nel ghetto di roma, nei ristoranti ebraici, oltre che di kasher o kosher, di cucina giudaico-romanesca, di carciofi alla giudìa, si discute dei temi che la lettura settimanale della torà suggerisce o dei significati delle varie festività e della loro attualizzazione nella vita di ogni giorno. stasera è iniziata la festa chanukkà.</p>
<p>By Rabbi Marc D. Angel<br />
Hanukkah is widely observed as a holiday that celebrates religious freedom. The persecuted Jews of ancient Israel waged battle against their Syrian/Hellenistic oppressors, and won the right to rededicate the Temple and to restore Jewish worship and religious practices.<br />
Religious freedom is a wonderful thing. It allows us to worship God freely, without being coerced or intimidated by others.<br />
Religious freedom is not a self-evident fact of life. As Jews, we have experienced many circumstances in which we did not enjoy this basic right. Medieval Iberia expelled Jews and Muslims, believing that only Catholics have truth and that “infidels” must not be tolerated. Saudi Arabia of today does not tolerate non-Muslims to practice their religions freely. Indeed, throughout history (including our own times), various groups have not granted religious freedom to “outsiders”. Only the faithful had rights in this world; and only the faithful would be blessed in the world to come. The infidels were deprived of rights in this world, and were doomed to perdition in the world to come.<br />
The great 19th century Rabbi Eliyahu Benamozegh of Livorno pointed out an obvious—but startling—fact. In his book “Israel and Humanity,” he noted that historic Christianity and Islam claimed to be universal religions—and yet, they were not universal at all. They only made room for fellow believers; “infidels” were persecuted, even murdered. Those of other religions were not granted equal rights in this world, and were deemed to be unworthy of blessing in the world to come. Judaism—which is often depicted as a small, parochial tradition—is actually the religion that is the most universal. It teaches that all who accept the basic Noahide laws of morality are beloved by God. The righteous of all nations have a place in the world to come. While not condoning outright idolatry, Judaism leaves much theological space for non-Jews to achieve spiritual happiness and fulfillment. All humanity is created in the image of God.<br />
When we light the Hanukkah candles, we need to remember the value of religious freedom. We also need to remind ourselves—and others—that religious freedom is a two-way street. It allows us to claim the right to practice our religion freely; but it also entails that we grant this same freedom to others who do not share our religious beliefs and practices.<br />
Religious freedom is a problematic concept for those who are sure that they, and only they, have the absolute Truth. Such people tend to be extreme and intolerant. Since only they have the Truth, they have no patience for those who have other beliefs; indeed, they don’t see the need to grant rights to others. They feel compelled to crush the “opposition”, either by converting them, by coercing them, by oppressing them, or even by murdering them. For the single-minded bigots, religious freedom exists only to serve their interests and to guarantee their freedoms; but it doesn’t involve a mutual commitment to religious freedom for others.<br />
Even within the Jewish community, we have those who take this extreme view of religious freedom. They are happy to enjoy the benefits of freedom; but they disdain those Jews whose beliefs and observances are different from theirs.<br />
Those who see themselves as the only Torah-True Jews do not think they should make religious space for others; on the contrary, they feel that the others should be brought into line with them even by means of coercion. They discredit those who are not in their camp. In Israel, where such extremists exert political power, they initiate coercive action and legislation that impinge on the freedom of others. Since they are convinced that they alone have Truth, they feel warranted in coercing others to follow in their ways. Their mentality is similar to extremists of other religions who find it difficult or impossible to let others enjoy religious freedom.<br />
Religious freedom is not such a simple concept, after all. While it protects each of our rights to practice religion freely, it also demands that we respect the rights of others to do likewise. Religious freedom is the hallmark of a tolerant and wise nation and community. It is a lofty ideal to which all should aspire.<br />
As we celebrate Hanukkah, let us seriously celebrate the value of religious freedom. Let us serve God with purity, with commitment, with spiritual heroism. And let us appreciate that all human beings also deserve the right of religious freedom. When extremists seek to deprive others of this freedom, all society suffers a loss of freedom and dignity.<br />
The Hanukkah lights remind us that we can bring light into a dark world. We can hope that our lights will inspire others and bring them closer to the Almighty.<br />
“Not by might, nor by power, but by My spirit said the Lord of hosts.” (Zekharia 4:6)</p>
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		<title>il cervello degli ebrei (che studiano)</title>
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		<pubDate>Sat, 03 Dec 2011 17:44:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>UP</dc:creator>
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eran katz, studioso americano della super memoria yiddish autore del best seller jewis techniques to boost memory power (ed. crown) spiega come e perché il popolo di dio eccelle nell’arte di ricordare.
il ricordo è attivazione dei sensi
«gli ebrei soprattutto ortodossi, fin da piccolissimi, ascoltano più volte nel corso dell’anno le letture sacre, partecipano a riti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.nonnabetta.it/wp-content/uploads/2011/12/cervello-285x300.jpg" alt="cervello" title="cervello" width="285" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-645" /></p>
<p>eran katz, studioso americano della super memoria yiddish autore del best seller jewis techniques to boost memory power (ed. crown) spiega come e perché il popolo di dio eccelle nell’arte di ricordare.</p>
<p>il ricordo è attivazione dei sensi</p>
<p>«gli ebrei soprattutto ortodossi, fin da piccolissimi, ascoltano più volte nel corso dell’anno le letture sacre, partecipano a riti familiari e feste. associano le storie a odori, sapori, colori che appartengono a un mondo lontano. ed è proprio questa elaborazione interiore a enfatizzare le capacità cerebrali di archiviazione e recupero dei ricordi», spiega alberto oliverio, psicobiologo.</p>
<p>perché il cervello, come evidenziano recenti studi del weizmann insitute di tel aviv, non cataloga dati in astratto e in un&#8217;unica area, ma li distribuisce nei diversi circuiti: olfattivo, uditivo, della vista, del linguaggio. e l’attivazione di uno solo di questi canali sensoriali ne favorisce la rievocazione.</p>
<p>metodo dei loci</p>
<p>leggere l’uscita dall’egitto, la fuga di davide nel deserto di maon è un percorso improntato alla cosiddetta tecnica dei loci che consente di collocare le informazioni in spazi precisi e poi di visualizzarle con facilità.</p>
<p>oggi questo metodo viene utilizzato dai giocatori di carte, di scacchi o più semplicemente da persone che vogliono potenziare la loro memoria.</p>
<p>il valore del riposo settimanale</p>
<p>c’è di più: fra gli ebrei è sacrosanto il sabato. sospendere le attività in questo giorno rallenta il ritmo delle onde generate dai nuclei cerebrali profondi. «queste vibrazioni elettriche favoriscono il reset dei circuiti nervosi instabili da cui dipendono le memorie recenti, trasformandoli in circuiti più consolidati, anche grazie alla formazione di nuove sinapsi cattura-ricordi», aggiunge il professor oliverio.</p>
<p>la cucina kasher </p>
<p>ma il passaggio di informazioni da un neurone all’altro richiede la presenza di un equilibrato mix di glucosio, proteine, lipidi, vitamine, oligoelementi. e la cucina kasher di nonna betta ricca di frutta e verdura proposte in corrette combinazioni (proteine o carboidrati con verdure, mai carne, con pesce o con formaggio) favorisce il giusto assorbimento di vitamina B, che alimenta le fibre nervose cerebrali e di tiroxina, precursore dell’adrenalina, fissatore dei ricordi.</p>
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		<title>dizionario: besides</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Nov 2011 07:28:20 +0000</pubDate>
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besides /bɪˈsaɪdz/
A avv.
1 in aggiunta; ancora; in più: Good food, good company and much more besides, buon cibo, compagnia piacevole e molto altro ancora.
ricevo tutti i giorni una newsletter con una parola da imparare in inglese. oggi mi è capitata questa, con un esempio di uso possibile che aiuta a comprenderne il senso. e ho [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.nonnabetta.it/wp-content/uploads/2011/11/Schermata-2011-11-20-a-08.23.36-199x300.png" alt="Schermata 2011-11-20 a 08.23.36" title="Schermata 2011-11-20 a 08.23.36" width="199" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-636" /></p>
<p>besides /bɪˈsaɪdz/<br />
A avv.<br />
1 in aggiunta; ancora; in più: Good food, good company and much more besides, buon cibo, compagnia piacevole e molto altro ancora.</p>
<p>ricevo tutti i giorni una newsletter con una parola da imparare in inglese. oggi mi è capitata questa, con un esempio di uso possibile che aiuta a comprenderne il senso. e ho pensato che descrive bene nonna betta. che alla fin fine è quello che cerca chi viene a mangiare le specialità giudaico-romanesche nel ghetto di roma. infatti non basta più un delizioso carciofo alla giudìa, la concia, i tagliolini cicoria e bottarga o gli aliciotti con l&#8217;indivia. mangiare nel ghetto di roma per molti vuol dire anche approfondire la conoscenza del mondo ebraico e delle abitudini alimentari &#8220;kosher&#8221;. che poi è quel &#8220;molto altro ancora&#8221; che i nipotini insieme a una qualità ottima e a un&#8217;accoglienza sempre gentile, trovano &#8220;besides&#8221; da nonna betta.</p>
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