La storia
IL GHETTO DI ROMA
Mangiare bene nel Ghetto di Roma è facile perché una tradizione religiosa antica impone l’uso di ingredienti freschi selezionati, sempre controllati con rigore: in altre parole una cucina biologica ante-litteram. Facile perché negli oltre 300 anni vissuti nel Ghetto, gli ebrei romani hanno conservato esperienze gastronomiche senza eguali. È facile anche perché proprio tutti – sia chi prepara panini, sia il proprietario del ristorante chic – ci tengono a far bella figura in nome di un’ospitalità che, a ragione, è considerata sacra.
Nel 1555 il papa Paolo IV Carafa aveva ritenuto “absurdum” che gli spregevoli ebrei vivessero accanto ai cristiani e aveva quindi deciso di rinchiuderli in un serraglio. Nel 1870 le porte che si aprivano all’alba e si chiudevano al tramonto, furono abbattute definitivamente. È in virtù di questa separazione che gli ebrei romani hanno inventato un dialetto che conserva termini del romanesco antico misti a parole dell’ebraico biblico, ma soprattutto hanno conservato le ricette che deliziano i nostri palati.
Da Nonna Betta – Cucina Kosher si entra in una dimensione del passato, un lungo passo all’ndietro di oltre un secolo, quando il Ghetto esisteva ancora. Il posto è piacevole da vivere, alle pareti grandi riproduzioni con le coloratissime vedute di Roesler Franz eseguite prima delle demolizioni di fine Ottocento. Nonna Betta – Cucina Kosher vuole essere un luogo d’apertura e d’incontro dopo tre secoli di chiusura e separazione, un posto dove si respira un’atmosfera di serena armonia in cui è possibile rivivere insieme la storia bimillenaria degli ebrei di Roma.

