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Che c’entra il carciofo alla giudia con il falafel? il tortino di aliciotti e indivia col couscous? E la torta di ricotta e visciole con la baklawa? Niente, e questa confusione tra la cucina giudaico-romanesca e quella mediorientale farebbe arrabbiare nonna Betta. Gli ebrei sono a Roma dal II secolo a.C. e hanno vissuto nel ghetto dal 1555 al 1870: chi può garantire una tradizione così antica che ci ha dato ricette inconfondibili? Solo un vero ebreo romano. Perché essere semplicemente ebrei o soltanto romani non è sufficiente. Perché bisogna essere ebrei romani per fare la vera cucina giudaico-romanesca: ci vuole amore e conoscenza profonda delle proprie origini per trasmettere la genuinità di ricette uniche legate a una cultura millenaria. Io sono Umberto, ebreo romano, e nonna Betta era veramente mia nonna. Questa è la sola garanzia di una cucina giudaico-romanesca kosher style autentica. Io, ebreo romano da generazioni e Gamil, cristiano egiziano da 30 anni a Roma, siamo soci. Lui prepara i piatti tradizionali tramandati da mia nonna e io controllo. Ci sono i piatti forti della tradizione eseguiti con ingredienti di stagione: carciofi alla giudia, pezzetti fritti, filetti di baccalà, fiori di zucca, agnolotti col sugo di stracotto, rigatoni con la pajata, gricia e amatriciana alla giudia, polpette col sedano, baccalà con cipolla e pomodoro, tagliolini con cicoria e bottarga, cacio e pepe con cicoria. Nonna Betta, in un menu a parte, offre anche alcune specialità mediorientali, proposte da Gamil, come il falafel e il hummus; il couscous di pesce, di carne e vegetale; polpette di tonno al cumino, tehina e babaganoush. I dolci tipici, il pane e la pasta sono fatti in casa e meritano un’attenzione particolare. Da Nonna Betta è facile sentire le storie del Ghetto e c’è sempre qualcuno pronto a rispondere alle curiosità sulla religione e la cultura ebraica o sulla storia degli ebrei romani. Entrare da Nonna Betta è come entrare dalla porta del passato nel Ghetto che non c’è più: accomodatevi.