la pastella, la più leggera, la più fluida e densamente sensuale, aspetta serena i suoi piccoli spasimanti, bambini e bambine che si tuffano a candela. affondano che sono pallidi come il primo giorno di vacanza e riemergono con una meravigliosa e scintillante carnagione dorata, orgogliosi di essere vegetali. quando sono in bocca, lo stesso rumore di ramo calpestato ed ecco che.
ad uno ad uno i pomodori si separano dalla loro dolce metà con un taglio netto come quello che si dà a una vita precedente. sulla loro parte intima finalmente svelata si lanciano il sale e il pepe come su carne viva. l’olio buono scende legato a un filo e dopo aver riempito i più misteriosi e reconditi interstizi, tracimando trascina con sé rivoletti di succo condito sul fondo della teglia. e poi in forno. il pane fatto in casa è un compagno ideale ma è difficile smettere.
fresco fresco il tonno si sfilaccia per incipriarsi di cumino e insaporirsi di sale. mani avvezze compattano la materia con gesti rapidi e perentori. prima di rivestirsi di giallo dell’uovo che catturerà la granulosità del pangrattato, la polpetta sembra non temere il calore dell’olio bollente che le darà quella crosticina croccante e dorata.
c’è l’amaro della cicoria, c’è l’amaro della bottarga, c’è il verde scuro e c’è l’arancio. c’è la mano ispirata di un cuoco che trasmette vibrazioni anche al fuoco che cuoce là sotto. la verdura e le uova affumicate di muggine si ritrovano insieme come nell’incontro piacevole e casuale di persone in vacanza. prima di servire una benefica pioggia di bottarga a crudo come una manna che cade dal cielo.
aliciotti delle meraviglie, capolavoro di semplicità. il sapore raro e inconfondibile nasce nella seconda metà del ‘600 da un editto papale che proibiva agli ebrei la preparazione di cibi troppo sontuosi. la quintessenza del gusto è semplice da esplorare tra uno strato e l’altro di indivia bianca e alicette prive di testa.
al suono delle prime foglie che si spezzano con un rumore secco segue il fruscio delle altre che volano via dal coltellino appuntito mentre il carciofo gira vorticosamente su se stesso e la lama disegna una spirale che elimina l’eliminabile. da questo movimento antico di secoli esce fuori un bocciolo di rosa che si bagna una prima volta nell’olio caldo e una seconda nell’olio bollente. riemerge bellissimo e dorato un fiore sbocciato dalle foglie sensibili alle quali è difficile rimanere insensibili.
sottili sottili veloci veloci le romanesche dentellate si adagiano naturalmente sul fianco una sull’altra. leggermente obliquo è il riposo delle zucchine ad asciugare e, al risveglio, si tuffano nell’olio bollente per la frittura che le renderà croccanti e asciutte. poi l’olio extravergine d’oliva, l’aglio e il prezzemolo faranno festa intorno a loro delicatamente euforici a causa di una provvidenziale spruzzata d’aceto.
il tonno fresco solo di pregiatissima pinna gialla si confonde tra le foglie croccanti del carciofo dopo una danza frenetica e veloce che li ha fatti girare nella padella fino a perdersi l’uno nell’altra. la salsina che resta sul fondo del piatto è un’istigazione alla scarpetta.
l’acqua di cottura del classico cacio e pepe si ammanta dell’amarognolo che le conferisce la cicoria. la pasta cuoce laddove la verdura si lessa e calcolando i tempi arrivano insieme all’appuntamento con il cacio e il pepe. delizia per il palato che sollecita immediati tentativi d’imitazione casalinghi.

