30 dic

contento di passare alla cassa

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Zio Paperone

mi è sempre piaciuto ospitare. a casa mia ho sempre fatto e continuo a fare inviti che mettono in difficoltà mia moglie e in questo devo aver preso da mio padre che, ancora oggi, prepara manicaretti e li distribuisce agli amici e conoscenti che abitano nel quartiere. la gratificazione sta nei sorrisi, nei complimenti e nei ringraziamenti che si ricevono.

quando si gestisce un ristorante, naturalmente, i rapporti cambiano. l’ospite è un ospite pagante e non potrebbe essere diversamente. io ancora non mi sono abituato a questo e prendere dei soldi per offrire cose buone da mangiare mi mette sempre un pochino in imbarazzo. un problema mio, evidentemente.

ecco perché mi ha fatto particolarmente piacere un signore che è venuto alla cassa al momento del conto e mi ha detto “ho mangiato proprio bene e sono contento di pagare”.

nel ghetto di roma, nei ristoranti ebraici, oltre che di kasher o kosher, di cucina giudaico-romanesca, di carciofi alla giudìa, si discute dei temi che la lettura settimanale della torà suggerisce o dei significati delle varie festività e della loro attualizzazione nella vita di ogni giorno. o si raccontano le cose singolari che accadono da nonna betta

25 dic

il ghetto di roma

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bolla papale

nel ghetto di roma, nei ristoranti ebraici, oltre che di kasher o kosher, di cucina giudaico-romanesca, di carciofi alla giudìa, si discute dei temi che la lettura settimanale della torà suggerisce o dei significati delle varie festività e della loro attualizzazione nella vita di ogni giorno.

“poiché è assurdo e sconveniente al massimo grado che gli ebrei, che per loro colpa sono stati condannati da Dio alla schiavitù eterna, possano, con la scusa di essere protetti dall’amore cristiano e tollerati nella loro coabitazione in mezzo a noi, mostrare tale ingratitudine verso i cristiani ad oltraggiarli per la loro misericordia e da pretendere dominio invece di sottomissione: e poiché abbiamo appreso che, a roma ed in altre località sottoposte alla sacra romana chiesa, la loro sfrontatezza è giunta a tanto che essi si azzardano non solo di vivere in mezzo ai cristiani, ma anche nelle vicinanze delle chiese senza alcuna distinzione di abito, e che anzi prendono in affitto delle case nelle vie e nelle piazze principali, acquistano e posseggono immobili, assumono donne di casa, balie ed altra servitù cristiana, e commettono altri e numerosi misfatti a vergogna e disprezzo del nome cristiano, ci siamo veduti costretti a prendere i seguenti provvedimenti [...]“.

forse non tutti sanno che il ghetto sul tevere – prima di diventare il posto ideale per mangiare la cucina giudaico-romanesca kosher – venne edificato nel 1555 per volere di papa paolo IV carafa con la bolla “cum nimis absurdum”. l’intento, probabilmente, era di arginare gli effetti della migrazione degli ebrei scacciati dal regno di sicilia e poi dal regno di napoli e si riversarono a roma (nella foto l’originale dell’editto d’espulsione dal regno di spagna con cui nel 1492 furono espulsi da 150.000 a 200.000 ebrei).
quel papa riteneva che fosse assurda la mescolanza di ebrei e cristiani, perciò decise di rinchiudere gli ebrei di roma nei tre ettari di fronte all’isola tiberina. dai portoni del ghetto si poteva uscire all’alba ma si doveva rientrare prima del tramonto se no, erano bastonate. per evitare di confondersi gli ebrei dovevano portare un segno distintivo (i nazisti con la stella gialla recuperano uno dei segni imposti dal papato) che in ebraico si chiama “simàn” e che in giudaico romanesco diventa “sciamanno”. per le donne ebree lo sciamanno, in un determinato periodo, era costituito da un grosso foulard arancione (quello delle prostitute era dello stesso colore, per intenderci…) e veniva indossato, ovviamente, di mala voglia e in modo palesemente disordinato per dimostrare questo rifiuto. ecco perchè indossare lo sciamanno in modo trasandato ha dato origine al termine giudaico-romanesco “sciamannato” che poi è entrato a far parte della lingua italiana.

i provvedimenti imposti dalla “cum nimis absurdum” stabilivano in particolare che da allora in poi gli ebrei avrebbero dovuto:
abitare in una strada (o all’occorrenza in più strade) separata dalle case dei cristiani e munita di un portone di chiusura;
che in ogni ghetto non potesse esistere più di una sinagoga;
che gli ebrei dovessero vendere tutti gli immobili posseduti fino ad allora, ai cristiani.
veniva inoltre imposto il rigoroso rispetto del segno distintivo per uomini e donne, e il divieto di avere servitù cristiana e rapporti con i cristiani.
altre gravi restrizioni riguardavano i mestieri consentiti (riciclo e vendita di abiti usati) e l’interesse che si poteva percepire per il prestito.

19 dic

Hanukkah and Religious Freedom

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nel ghetto di roma, nei ristoranti ebraici, oltre che di kasher o kosher, di cucina giudaico-romanesca, di carciofi alla giudìa, si discute dei temi che la lettura settimanale della torà suggerisce o dei significati delle varie festività e della loro attualizzazione nella vita di ogni giorno. stasera è iniziata la festa chanukkà.

By Rabbi Marc D. Angel
Hanukkah is widely observed as a holiday that celebrates religious freedom. The persecuted Jews of ancient Israel waged battle against their Syrian/Hellenistic oppressors, and won the right to rededicate the Temple and to restore Jewish worship and religious practices.
Religious freedom is a wonderful thing. It allows us to worship God freely, without being coerced or intimidated by others.
Religious freedom is not a self-evident fact of life. As Jews, we have experienced many circumstances in which we did not enjoy this basic right. Medieval Iberia expelled Jews and Muslims, believing that only Catholics have truth and that “infidels” must not be tolerated. Saudi Arabia of today does not tolerate non-Muslims to practice their religions freely. Indeed, throughout history (including our own times), various groups have not granted religious freedom to “outsiders”. Only the faithful had rights in this world; and only the faithful would be blessed in the world to come. The infidels were deprived of rights in this world, and were doomed to perdition in the world to come.
The great 19th century Rabbi Eliyahu Benamozegh of Livorno pointed out an obvious—but startling—fact. In his book “Israel and Humanity,” he noted that historic Christianity and Islam claimed to be universal religions—and yet, they were not universal at all. They only made room for fellow believers; “infidels” were persecuted, even murdered. Those of other religions were not granted equal rights in this world, and were deemed to be unworthy of blessing in the world to come. Judaism—which is often depicted as a small, parochial tradition—is actually the religion that is the most universal. It teaches that all who accept the basic Noahide laws of morality are beloved by God. The righteous of all nations have a place in the world to come. While not condoning outright idolatry, Judaism leaves much theological space for non-Jews to achieve spiritual happiness and fulfillment. All humanity is created in the image of God.
When we light the Hanukkah candles, we need to remember the value of religious freedom. We also need to remind ourselves—and others—that religious freedom is a two-way street. It allows us to claim the right to practice our religion freely; but it also entails that we grant this same freedom to others who do not share our religious beliefs and practices.
Religious freedom is a problematic concept for those who are sure that they, and only they, have the absolute Truth. Such people tend to be extreme and intolerant. Since only they have the Truth, they have no patience for those who have other beliefs; indeed, they don’t see the need to grant rights to others. They feel compelled to crush the “opposition”, either by converting them, by coercing them, by oppressing them, or even by murdering them. For the single-minded bigots, religious freedom exists only to serve their interests and to guarantee their freedoms; but it doesn’t involve a mutual commitment to religious freedom for others.
Even within the Jewish community, we have those who take this extreme view of religious freedom. They are happy to enjoy the benefits of freedom; but they disdain those Jews whose beliefs and observances are different from theirs.
Those who see themselves as the only Torah-True Jews do not think they should make religious space for others; on the contrary, they feel that the others should be brought into line with them even by means of coercion. They discredit those who are not in their camp. In Israel, where such extremists exert political power, they initiate coercive action and legislation that impinge on the freedom of others. Since they are convinced that they alone have Truth, they feel warranted in coercing others to follow in their ways. Their mentality is similar to extremists of other religions who find it difficult or impossible to let others enjoy religious freedom.
Religious freedom is not such a simple concept, after all. While it protects each of our rights to practice religion freely, it also demands that we respect the rights of others to do likewise. Religious freedom is the hallmark of a tolerant and wise nation and community. It is a lofty ideal to which all should aspire.
As we celebrate Hanukkah, let us seriously celebrate the value of religious freedom. Let us serve God with purity, with commitment, with spiritual heroism. And let us appreciate that all human beings also deserve the right of religious freedom. When extremists seek to deprive others of this freedom, all society suffers a loss of freedom and dignity.
The Hanukkah lights remind us that we can bring light into a dark world. We can hope that our lights will inspire others and bring them closer to the Almighty.
“Not by might, nor by power, but by My spirit said the Lord of hosts.” (Zekharia 4:6)

03 dic

il cervello degli ebrei (che studiano)

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cervello

eran katz, studioso americano della super memoria yiddish autore del best seller jewis techniques to boost memory power (ed. crown) spiega come e perché il popolo di dio eccelle nell’arte di ricordare.

il ricordo è attivazione dei sensi

«gli ebrei soprattutto ortodossi, fin da piccolissimi, ascoltano più volte nel corso dell’anno le letture sacre, partecipano a riti familiari e feste. associano le storie a odori, sapori, colori che appartengono a un mondo lontano. ed è proprio questa elaborazione interiore a enfatizzare le capacità cerebrali di archiviazione e recupero dei ricordi», spiega alberto oliverio, psicobiologo.

perché il cervello, come evidenziano recenti studi del weizmann insitute di tel aviv, non cataloga dati in astratto e in un’unica area, ma li distribuisce nei diversi circuiti: olfattivo, uditivo, della vista, del linguaggio. e l’attivazione di uno solo di questi canali sensoriali ne favorisce la rievocazione.

metodo dei loci

leggere l’uscita dall’egitto, la fuga di davide nel deserto di maon è un percorso improntato alla cosiddetta tecnica dei loci che consente di collocare le informazioni in spazi precisi e poi di visualizzarle con facilità.

oggi questo metodo viene utilizzato dai giocatori di carte, di scacchi o più semplicemente da persone che vogliono potenziare la loro memoria.

il valore del riposo settimanale

c’è di più: fra gli ebrei è sacrosanto il sabato. sospendere le attività in questo giorno rallenta il ritmo delle onde generate dai nuclei cerebrali profondi. «queste vibrazioni elettriche favoriscono il reset dei circuiti nervosi instabili da cui dipendono le memorie recenti, trasformandoli in circuiti più consolidati, anche grazie alla formazione di nuove sinapsi cattura-ricordi», aggiunge il professor oliverio.

la cucina kasher

ma il passaggio di informazioni da un neurone all’altro richiede la presenza di un equilibrato mix di glucosio, proteine, lipidi, vitamine, oligoelementi. e la cucina kasher di nonna betta ricca di frutta e verdura proposte in corrette combinazioni (proteine o carboidrati con verdure, mai carne, con pesce o con formaggio) favorisce il giusto assorbimento di vitamina B, che alimenta le fibre nervose cerebrali e di tiroxina, precursore dell’adrenalina, fissatore dei ricordi.