27 set

separazione e ricongiungimento: riflessioni per rosh ha shanà e shabat teshuvà

(0)

ritrovarsi

di rabbi marc d. angel
le radici della tristezza più profonda si condensano nella parola “separazione”. Proviamo questa sensazione in special modo nei momenti di transizione: quando salutiamo un figlio per il suo primo giorno alle scuole medie o quando parte per un’altra città; quando salutiamo una persona amata che non vedremo per molto tempo. i genitori piangono al matrimonio dei loro figli. le loro sono sicuramente lacrime di gioia ma sono anche lacrime che derivano dall’ansia della separazione.
c’è la triste separazione per un divorzio, della chiusura di una relazione e infine la definitiva separazione costituita dalla morte. dare l’estremo addio a un genitore, a un coniuge o a un amico è tra le più tristi delle esperienze umane.
è nel momento della separazione che sentiamo salire l’onda delle emozioni incontrollabili. siamo al nostro meglio e al nostro peggio, realizziamo che non abbiamo proprio il pieno controllo di ogni cosa, capiamo che non possiamo far sì che le cose durino ancora, non possiamo congelare il tempo né i rapporti con le persone. “riunirsi” e riconciliarsi sono le radici della gioia e della soddisfazione più profonde. rivedere una persona amata dopo tanti anni di separazione, riunirsi alla propria famiglia e agli amici sono esperienze che spesso provocano lacrime di gioia. sentiamo che le nostre vite si completano, che le cose vanno al posto giusto. la gioia del ricongiungersi ha a che fare con la nostra convinzione che ci sia qualcosa dopo la vita, un luogo dove alla fine ci ricongiungeremo alle persone amate che non sono in questo mondo. in altre parole la morte non costituisce una separazione definitiva. anche la morte, alla fine, sarà seguita da un ricongiungimento.

Separazione e ricongiungimento sembrano essere due opposti ma non lo sono. sono due lati di una stessa medaglia, due note armoniche nel ritmo della vita. una non è possibile senza l’altra, come la luce senza il buio, il sole senza la pioggia.

nel musaf di rosh ah shanà tre argomenti che possono essere considerati alla luce del tema “separazione e ricongiungimento”. la prima parte descrive dio come un re, l’essere che ha potere di vita e di morte. quando ci rapportiamo a questa immagine di dio reagiamo con una sensazione di paura e separazione, ci rendiamo conto di non avere il controllo delle nostre vite e che ce l’ha dio. ci sentiamo intimoriti dal potere del signore, ci sentiamo separati e addirittura alienati.
il tema successivo è “zikhronot”, la memoria di dio. dio agisce con compassione, dio è un genitore amorevole preoccupato delle nostre vite. non siamo mai dimenticati o abbandonati, le nostre vite non sono né anonime né casuali, dio si ricorda di noi e ci porta più vicino a lui e alle persone l’uno all’altro.

il terzo argomento, “shofarot”, serve da ponte tra i due poli della separazione e del ricongiungimento. lo shofar ci ricorda la legatura di isacco, un simbolo di separazione dove un padre sta per sacrificare il figlio amato. abramo, solo con suo figlio su un monte sperduto capisce che dio è il dio assoluto che sovrintende alla vita e alla morte.
ma lo shofar è anche una reminiscenza della rivelazione di dio sul monte sinai. allora gli ebrei furono radunati, uniti spalla a spalla. là ci fu un ricongiungimento tra il popolo e dio.
Rosh Hashana ci ricorda le radici dell nostra grande tristezza e della nostra grande felicità. ricordi delle separazioni vissute tornano alla mente, ricordi che non ci lasceranno mai e che viviamo intensamente. ma noi viviamo anche l’esperienza del ricongiungimento. siamo tutti insieme al tempio, i membri della nostra famiglia sono ritornati, amici e vicini si ritrovano tutti insieme. siamo felici. la separazione è una parte inevitabile della vita. la famiglia e la comunità ci aiutano ad affrontare con queste separazioni al meglio delle nostre possibilità. un tempio ci offre l’opportunità di pregare e di studiare insieme, di aumentare la nostra esperienza della felicità, di metterci in condizione di partecipare a delle buone azioni, atti di solidarietà e di condivisione.
raramente si presenta la possibilità di prevenire una separazione e l’angoscia che ne consegue ma abbiamo la capacità di aumentare il nostro senso di completezza unendoci alle nostre famiglia, alle persone che amiamo, agli amici; con la condivisione, incoraggiando, con l’essere parte della vita della comunità. spesso la separazione e la tristezza vengono per conto loro. il ricongiungimento e la felicità richiedono un’azione da parte nostra, ci chiedono di prendere l’iniziativa.
è l’inizio di un nuovo anno, il ritmo della vita e della morte continua, il ciclo della separazione e del ricongiungimento. cerchiamo di essere forti nell’affrontare le sfide e le perdite che ci aspettano. facciamo un carico di energia prendendola dal nostro ricongiungerci alla nostra famiglia, agli amici e al signore dio.

20 set

che mi metto?

(0)

vestirsi

è successo anche questo!? ieri sera, un signore dalla voce distinta che chiamava per prenotare un tavolo mi ha chiesto se c’era un “dress code” da rispettare da nonna betta. ho trattenuto il sorriso e gli ho risposto che no, non era necessario e allora lui, dopo avermene proposti alcuni, ha optato autonomamente per uno “smart casual”.

11 set

le trasgressioni e il perdono

(0)

peso

by rabbi ya’aqob menashe

rambam (maimonide) nelle Hilkhoth Teshuvà (le leggi del pentimento) afferma che quando le trasgressioni di un individuo vengono pesate su un piatto della bilancia, sull’altro piatto ci sono i suoi meriti. le trasgressioni che ha commesso una volta o due non contano e non sono pesate. se però le trasgressioni ripetute tre volte o oltre sono più numerose dei meriti di una persona, allora anche le trasgressioni fatte una sola volta o due si sommano e costui viene giudicato per tutto ciò che ha fatto.

Se, invece, i meriti di una persona risultano uguali o maggiori in quantità rispetto alle trasgressioni commesse tre o più volte, dio perdona tutte le trasgressioni in questo modo:

Dal momento che le tragressioni commesse una o due volte non sono state considerate, quelle commesse tre volte si calcolano come se fossero state commesse “una sola volta” e vengono perdonate dall’onnipotente. Visto che a questo punto sono state perdonate, una trasgressione commessa quattro volte si calcola come se fosse stata commessa una sola volta e viene perdonata anche questa.
e così via fino a che tutte le trasgressioni non sono perdonate.

06 set

sdoganare il parrucchino

(2)

kippc3a01

dal sito delle mie amiche – le spizzichino sisters – il blog delle ragazze, prendo spunto per proporvi un’idea che avevo in mente già da molto tempo e che, in un certo senso, supera questa che le simpaticissime sorelle bontempone propongono. la mia idea consiste nel produrre kippot fatte proprio di capelli, una specie di chierica al contrario che però potrebbe risultare antiestetica, me ne rendo conto.

allora, visto che i maschi ebrei hanno l’obbligo di indossare la kippà, sempre, ma in particolare nei luoghi di studio e di preghiera, ho pensato a un vero e proprio parrucchino con una targhetta applicata che magrittianamente reciti “questo non è un parrucchino”.

in questo modo le persone che sono state abbandonate dai propri capelli non potranno essere più accusate di essere vanitose né essere prese di mira e ridicolizzate con ammiccamenti, occhiate che sottintendono, gomitatine nei fianchi dell’amico per svelare che quella certa persona indossa il vituperato parrucchino.