25 giu

piccoli

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bambini che studiano l’ebraico e stanno insieme. sono cristiani, musulmani, neri, ispanici, bianchi e, naturalmente, ebrei o jewish, come direbbero loro. loro sono piccoli ma chi li manda a studiare in questa scuola sono evidentemente i loro genitori che sono grandini e dimostrano una esemplare apertura mentale. forse iniziative del genere che mettono insieme cultura e bambini possono far ben sperare per il futuro. non c’entra niente con the restaurant o con i carciofi alla giudia, o jewish artichokes, come direbbero loro, col kosher food, col ghetto di roma o i sanpietrini. non c’entra niente ma certe questioni mi stanno particolarmente a cuore.

21 giu

carne della mia carne

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mucca
non ci facciamo mancare niente. ci mancava la polemica sulla kasherùt della carne, una lotta all’ultimo sangue dopo la salatura, uno scontro all’arma bianca con il lungo bilama dello schochèt, tendini e nervi tesi soprattutto quello sciatico, zoccoli spaccati metaforicamente sulle teste degli avversari. c’è baruffa nell’aria, tensioni e conflitti di vario genere, un senso di temporale in agguato. e non è una bella sensazione. ci vorrebbe un invito alla distensione, un richiamo al buon senso e alla ragione che ci ricordasse che siamo tutti fratelli umani, siamo ognuno carne della nostra carne, motivo per cui bisognerebbe fare tutti un passo indietro e ristabilire questa comunicazione continuamente interrotta. lo so, è un discorso buonista ma questa è il carattere di nonna betta: essere buoni e fare il mangiare buono. certo non posso nascondere che in questi momenti penso che per fortuna nonna betta è kosher chalavì, ristorante senza carne: solo latticini e pesce.

10 giu

concia o scapece?

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zucchine
nella cucina giudaico romanesca la concia occupa una posizione di rilievo. questa ricetta molto gustosa e appetitosa ha molti veneratori ma quelli che la scoprono – cosa che può succedere se si ha un amico ebreo romano nato al portico d’ottavia o se si accettano i miei consigli quando ci si siede da nonna betta – non possono fare a meno di notare che la concia somiglia in modo imbarazzante alla ricetta napoletana delle zucchine alla scapece, anzi, diciamolo: sono la stessa identica cosa. visto che la concia la fanno soltanto gli ebrei del ghetto di roma, mi sono chiesto le ragioni di questa coincidenza e ho provato a ipotizzare una spiegazione. nel 1492, è cosa nota, la santa inquisizione decreta l’espulsione degli ebrei dalla spagna e, nel 1504, con la conquista spagnola, anche dal regno di napoli. possibile che le zucchine alla scapece siano una ricetta portata a roma dagli ebrei cacciati dal regno di napoli? potete immaginare la mia compiaciuta sorpresa quando ho scoperto che escabeche in lingua spagnola corrisponde alla marinatura.

08 giu

incontro

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MASSIMO RANIERI VENT'ANNI
oggi stavo tornando a casa con la bici quando incrocio un uomo con un cappello e gli occhiali con una giacca scura sportiva e le scarpe da gentiluomo di campagna. appena superato realizzo che l’uomo e’ massimo ranieri e allora torno indietro per dirgli una cosa. gli chiedo scusa, gli dico che mi dispiace importunarlo ma che non ho potuto fare a meno di tornare indietro per dirgli questa cosa. gli dico che quarant’anni fa, proprio là – eravamo davanti alla sinagoga – sotto al portico d’ottavia, insieme ad altri bambini del ghetto, abbiamo tirato due calci al pallone durante la pausa delle riprese di un film che stava girando. lui dice che si ricorda, non di aver giocato a pallone con me, ma del fatto che all’epoca stava girando un film. era un film con florinda bolkan. era il 1970, mi dice. e ci diciamo tutto questo mentre gli stringo la mano, e durante il ricordo, a tratti il suo sguardo si illumina di animazione e di piacere, stringe anche lui la mia mano e ci sento qualcosa di vero e di affettuoso. lui dice qualcosa che assomiglia a “fa piacere e ci vuole, ogni tanto, ritornare con la mente ai ricordi”. poi ci salutiamo. si era allontanato di una quindicina di metri, si volta e mi grida che il film era “incontro” poi se ne va confermando a se stesso l’esattezza del dato con piccoli movimenti affermativi della testa.

incontro, come il nostro.

07 giu

harry

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harrysally

mi telefona e mi parla in inglese e io gli chiedo di parlare lentamente così aumentano le probabilità che io capisca quello che dice. mi dice che vuole prenotare una cena kasher per due, una kosher jewish roman dinner, da nonna betta. io gli chiedo il nome e lui mi dice harry. allora mi lancio in una battuta col mio inglese maccheronico “are you introducing me sally, i suppose…” e lui mi dice sì e che rifaranno la scena dell’orgasmo al ristorante. io mi raccomando, ridendo, di no, di non farlo per il buon nome della cucina ebraica romana. lo rivedo solo la sera dopo quando viene alla cassa per pagare il conto. qualcosa mi dice che è lui quello con cui avevo parlato al telefono e oso “are you harry?” “no, i’m sally” mi risponde lui. quando si dice l’umorismo ebraico.